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Dalla dominazione greca a quella romana

I primi abitanti della Sicilia furono i Sicani, gli Elimi e i Siculi (le loro origini non sono note, ma di sicuro non erano indigeni).

I primi segni di vita organizzata sono datati intorno al VII-VIII millennio a.C.

Anche i Fenici lasciarono tracce della loro presenza sull’isola; probabilmente avevano solo obiettivi commerciali che, soprattutto dopo l’arrivo dei Greci, misero in atto solo nelle regioni occidentali.

I Greci, al contrario, attratti dalle bellezze dell’isola, iniziarono la colonizzazione nel 735 a.C. sulla costa orientale dell’isola con nuovi insediamenti di indirizzo sia agricolo che commerciale.

Le prime colonie greche furono quelle di Naxos (735 a.C.), Syracusai (734 a.C.), Leontinoi e Katane (729 a.C.), Megara Iblaea (728 a.C.), Zancle e Selinunte (628 a.C.), Mylai e Gela (689 a.C.), Akragas (581 a.C.) e Lipara (576 a.C.). Siracusa divenne la più importante di tutte.

Alcune di queste città furono costruite dai greci a partire dalle fondamenta, altre furono ristrutturate e ripianificate sul modello delle città greche: una piazza centrale alla città (Agorà) con teatri e spazi per gli avvenimenti pubblici, una rete ortogonale di strade principali e secondarie.

Nel V secolo a.C. tutte le colonie greche si unirono per far fronte ad un comune nemico: i Cartaginesi. Dopo lunghe e dolorose battaglie i greci vinsero (si può dire, però, che la presenza Cartaginese venne totalmente annullata solo all’arrivo dei Romani). A partire da questo momento iniziò un periodo di grande splendore delle colonie, soprattutto di Siracusa e Agrigento.

Il III secolo a.C. fu storicamente decisivo: i greci entrarono in contatto con i romani.

I romani assoggettarono le colonie greche e, vincendo le guerre Puniche, anche quelle cartaginesi.

La Sicilia venne divisa in due province e le sue città vennero classificate in quattro categorie: “libere”,“foederatae” (quelle che erano state alleate di Roma), “decumanae” (quelle che ne erano state avversarie) and “censoriae” (tutto venne confiscato e dato a cittadini romani).

La vita culturale della Sicilia non  ricevette molti contributi dalla cultura romana. Anche la struttura delle città non adottò il tipico modello romano.

In compenso i romani costruirono le principali vie di comunicazione e migliorarono le infrastrutture con acquedotti, canali, porti e fortificazioni.

Nei primo periodo dell’impero ci fu una rinascita agricola e vennero formati piccoli villaggi dediti esclusivamente all’agricoltura (es, Piana di Gela).

 In seguito iniziò la politica del “latifondo”; le terre vennero coltivate per produrre frumento e altri generi alimentari per nutrire l’impero, tanto che l’isola si guadagnò il soprannome di “cesto del pane di Roma”. Al centro di ogni latifondo vennero costruite stupende ville (es. Villa di Piazza Armerina) per ospitare i latifondisti (coloro in carica dell’amministrazione del latifondo).

Il ruolo della Sicilia divenne così importante nell’economia dell’impero che Diocleziano la rese direttamente dipendente da Roma (“regio suburbicaria”).

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